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La definizione più calzante fatta a
riguardo di questa città è quella di un
inglese contemporaneo, Aldous Huxley
(1894-1963), narratore e saggista. L'ha
chiamata la città più romantica del
mondo. Ad affascinare Huxley sono stati
principalmente i monumenti, i canneti
lungo il Mincio, i fiori di loto, la
nebbia, la surreale patina del tempo che
avvolge ogni strada e piazza, la storia,
la semplicità dei suoi cittadini. In
questa chiave Mantova è stata cantata
anche dal più discusso dei poeti
francesi, Charles Baudelaire, il quale
vi scoprì un mondo addormentato in una
calda luce. Colpiti dal suo languore
decadente furono poi anche Charles
Dickens - che cantò gli irreali laghi di
canne e di giunchi) - e Giovanni Comisso
(per il quale forte è la suggestione dei
tozzi salici spogli biancheggianti tra
la palude e il cielo). Mantova nel suo
tessuto urbano ha incantato scrittori e
poeti di ogni tempo e luogo. Per restare
soltanto ai più recenti: Michele
Saponaro, che vi ha colto un senso
religioso sospeso tra i solchi e il
cielo; Alfredo Panzini che la trovò
piena di un'apparente provinciale
lietezza; il poeta Guido Piovene -
ammirato dalla sua bellezza orchestrata
nel sogno; per Corrado Alvaro questa
città è un paradiso di malinconia;
mentre Orio Vergani la vide «fasciata da
una solitudine come destin». |
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Estratto testo da "it.wikipedia.org" |
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